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“50 ANNI DI VITA…”
Storia del Gruppo Donatori di Sangue FIDAS
di Bagnolo Piemonte

Cinquant’anni fa, una domenica mattina presto, arrivò a Bagnolo P.te un furgone dell’Associazione Donatori di Sangue del Piemonte (guidata dall’emerito Prof. Dogliotti); nell’interno c’erano quattro lettini, anzi quattro reti metalliche pieghevoli con relativi quattro materassini di plastica, un po’ di materiale sanitario: aghi, boccettini per il sangue, cerotti, disinfettanti etc etc. Guidava questo furgone un giovane medico, il dottor Peyretti che diventerà poi direttore della Banca del Sangue, al suo fianco sedeva un’infermiera, ad aspettarli c’eravamo io e quattro o cinque giovanotti di belle speranze.
Non avendo trovato un posto per effettuare la donazione (per questo scopo infatti era arrivato il furgone), convogliammo l’automezzo presso l’ambulatorio del dottor Calderazzo, che gentilmente ce l’aveva messo a disposizione, scaricammo i lettini e l’altro materiale ed appena tutto fu sistemato il dottor Peyretti iniziò il suo lavoro.  Per prima cosa la misurazione della pressione, un ascolto del cuore, qualche informazione sulla salute e poi via, l’ago in vena, per prelevare 400 cc di sangue.
Se ben ricordo furono 22 i bagnolesi che si prestarono a questa operazione ed a mezzogiorno il furgone, caricato il materiale di cui abbiamo detto prima, riprese la strada per Torino.
Questo il mio ricordo personale per ciò che riguarda la prima donazione del gruppo donatori di Bagnolo P.te: era poco, ma se mi permettete era tanto per quel tempo e poi il seme era stato gettato; purtroppo faticò a germogliare, anzi dopo un periodo di circa due anni si spense.
I motivi furono molteplici, dall’inesperienza mia e degli altri dirigenti, all’indifferenza della popolazione bagnolese, non ancora matura per accettare una novità così eclatante; non voglio incolpare nessuno, fu un fallimento, inutile negarlo e quindi la mia delusione fu grande, anche perché ci avevo messo l’anima.   Passati però pochi anni, come nelle fiabe, ci fu il lieto fine; il gruppo rinacque e questa volta in maniera duratura, tant’è che siamo qui a celebrare il cinquantesimo anniversario della fondazione.

I DONATORI A BAGNOLO, UN CASO… NO, UNA NECESSITA’

Negli anni ’50 del secolo scorso un gruppo di persone benemerite era riuscito ad organizzare nei locali dove ora c’è la Scuola Media, un piccolo ospedale; da subito, anima e factotum insostituibile il Dottor Pasquet.   L’attività principale di quest’Ospedale era l’assistenza al parto, non c’era partoriente di Bagnolo, ma anche qualcuna di Barge o Bibiana che non si rivolgesse al nostro Ospedale.
Alle volte però per complicazioni varie durante il parto, occorreva effettuare delle trasfusioni.  Il dottor Pasquet, originario della Val Pellice e più precisamente di Torre Pellice, ben sapeva che al suo paese natio esisteva un attivissimo gruppo di Donatori guidato dal Cav. Pietro Sacchino ed allora nel bisogno era lì che si appoggiava.  Al Cav. Sacchino, che oltre ad essere un donatore eccezionale (raggiunse le 150 donazioni), era anche un popagandatore del dono del sangue ad un certo punto venne un’idea: ma perché a Bagnolo non è possibile avere come a Torre Pellice un gruppo di persone disposte a donare il loro sangue?  Detto fatto, si mise all’opera, parlò della questione con alcune persone di Bagnolo, trovò ascolto soprattutto nel sig. Depetris Giovanni (Borgarela) il quale venne a cercarmi, chiedendomi aiuto; dovevo cercare di far (…) fra i giovani.  Dopo un po’ di riunioni e contatti vari riuscimmo a raggruppare una trentina di persone che costituirono il nucleo fondatore del gruppo.  Naturalmente il Cav. Sacchino non ci abbandonò, ci mise in contatto con il gruppo dirigente di Torino, guidato dal prof. Rotta e così arrivammo ad organizzare una cerimonia di fondazione del gruppo, con tanto di bandiera (è ancora quella di allora) e direttivo.  Presidente del gruppo fu il sig. Depetris Giovanni, vice presidente io, segretario Barberis Michelangelo e madrina la maestra Gosso Olimpia.

PRIMO GIORNO DI SCUOLA
Diario di un maestro donatore

1970 – In un paese ai piedi delle alpi, all’ospedale una donna sta per avere un bambino; ma sorgono complicazioni, madre e figlio sono in pericolo di vita, arrivano i donatori, tra cui un maestro, e tutto finisce bene.
1976 – Primo giorno di scuola.  Al maestro donatore di sangue viene assegnata una 1° classe elementare di 13 vispi marmocchi tra cui c’è Paolo.
Chi è Paolo?  È il bambino di cui abbiamo detto, ma il maestro non lo sa, non si ricorda neanche che nel lontano 1970 aveva donato il sangue per un neonato che ne aveva bisogno.  La mamma sa, però è una donna mite , silenziosa, timida, vorrebbe dire al maestro tante cose, ma non osa, riesce solo a dire a Paolo “Questo è il tuo maestro: abbraccialo”.  Paolo corre ad abbracciare il maestro che non capisce, si trova un po’ sorpreso, guarda il bambino, guarda la donna e vede che dalle sue guance scende una lacrima, allora comincia a capire, a ricordarsi, ma fa finta di niente e mentre tutt’intorno è un vociare confuso di bimbi e di mamme che rilasciano le ultime raccomandazioni dice “Su bambini, andiamo a cominciare, è il primo giorno di scuola” e se ne va accompagnato dai suoi scolaretti, tra cui Paolo, il bimbo al quale con il sangue aveva donato la vita.

LA FIAMMA SI SPEGNE…

L’attività del gruppo dopo la fiammata iniziale, dovuta all’entusiasmo dei soci fondatori e della cerimonia d’inaugurazione, seguì un decorso assai poco promettente, nonostante l’aiuto dei due medici del paese: dott. Pasquet e dott. Calderazzo, che diventarono essi stessi donatori, non ci furono nuove iscrizioni, anzi fra gli iscritti cominciarono ad affiorare i primi dubbi.
La paura dell’ago cominciò a far effetto, come pure le dicerie sulla donazione: che diceva “Già, se doni una volta poi devi donare sempre”; “Donare sangue va bene per chi beve vino o è un grassone” e via discorrendo.
Si provò con la propaganda a far nuovi proseliti, si organizzò pure una gita gratis per i donatori e simpatizzanti, nessun risultato.  I donatori non aumentarono, anzi diminuirono inesorabilmente così sorse anche il problema che il furgone per la raccolta non sarebbe più venuto se non si raggiungevano almeno le venti donazioni:questo comportava che non avremo più avuto la legittimità per le donazioni all’Ospedale.
Pensare che l’utilità dei donatori balzava evidente tutte le volte che il locale ospedale aveva bisogno di sangue.  Per urgenze si richiedevano sempre donatori del gruppo 0, universale tipo di sangue che andava bene (almeno allora si reputava così) per tutti, di conseguenza quei 3 / 4 donatori con il sangue 0 erano molto richiesti, ce ne sarebbero voluti degli altri, ma non si poteva obbligare nessuno.
Si procedette così con alti e bassi (più bassi che alti) per un poco d’anni, poi il furgone da Torino non arrivò più; restammo quei tre o quattro donatori a disposizione dell’Ospedale, poi anche quelli, sottoposti a donazioni troppo frequenti, si stufarono.  L’Ospedale si rivolse di nuovo a Torre Pellice e la storia del gruppo Donatori di Sangue di Bagnolo sembrò definitivamente conclusa: la fiamma s’era spenta.  Peccato!

TORNANO I DONATORI…

Attorno agli anni ’70 e più precisamente il 5 – 11 – 1972 un furgone della Banca del Sangue di Torino tornò a Bagnolo per un prelievo collettivo di sangue.  Il nuovo gruppo di donatori, una ventina, anzi per la precisione ventidue, non aveva collegamenti con il primo gruppo; infatti dei vecchi donatori non era presente nessuno, in seguito ritornerà e con grande peso quello che diventerà poi il presidente della rinascita e cioè il maestro Vittorio Depetris.
Del nuovo gruppo facevano parte però alcuni donatori che ne diventeranno poi l’anima: Eraldo e Dome, Paulin, Bertu. Per un breve periodo di tempo il gruppo faticò ad imporsi poi, grazie all’instancabile opera di promozione di tutti i componenti del gruppo ed alle mutate condizioni di maturità della società bagnolese il gruppo decollò e gli iscritti raggiunsero prima i trenta, poi i cinquanta, i cento e così il gruppo Donatori divenne una realtà consolidata nel paese.
Tra i motivi che permisero al gruppo un’espansione così notevole ci furono le premiazioni dei donatori che più si distinguevano nell’assiduità del dono.